Il piacere di ritrovarsi “alla sarda”

Gran successo per la serata di “pizza Circolo”, cotta nel forno a legna

Hanno fatto le cose con grande professionalità i bravi cuochi di su Nuraghe per la serata della “pizza al Circolo”, svoltasi sabato 29 gennaio 2005.
E non sono mancati neppure i momenti “acrobatici”, come si può osservare nella foto a lato! Soddisfatti i partecipanti che hanno espresso sentimenti di lode e gratitudine a quanti si prodigano volontariamente per la buona riuscita delle iniziative programmate.
Altro importante appuntamento è stato il Carnevale con la preparazione e degustazione di zippulas e cattas, dolci tipici di questo periodo dell’anno. Anche attraverso i cibi e nelle consuetudini ripetute si rafforzano quegli aspetti identitari che, anche in questi dettagli, caratterizzano la nostra comunità.

Cagliari Club Biella

Continuano i preparativi per la creazione del Cagliari Club Biella. Nelle prossime settimane è in programma la prima riunione che sancirà ufficialmente la nascita del club. Nel weekend appena trascorso doveva esserci un incontro a Milano con alcuni giocatori della squadra,ma le poche vittorie in trasferta della nostra compagine hanno fatto sì che il Presidente Massimo Cellino abbia interdetto i giocatori ad ogni tipo di incontro prima delle partite, al fine di migliorarne la concentrazione.
Sono quasi certe però le possibilità di un incontro con i giocatori a fine stagione, quando il Cagliari Calcio affronterà a Torino la Juventus nell’ultima giornata di campionato. Alcuni di noi non hanno comunque fatto mancare il loro apporto alla squadra nella trasferta di San Siro contro il Milan e la squadra ci ha ripagato con una splendida ma “sfortunata” prestazione.
Ricordo a tutti coloro che volessero aderire al Cagliai Club che le schede di iscrizione sono sempre reperibili presso il nostro Circolo sardo! Alla prossima e Forza Casteddu!

Stefano Desogus

XIV edizione della Gara podistica “Ronco-Castello di Zumaglia”

Organizzata dalla sezione sportiva del Circolo Su Nuraghe di Biella
Domenica 1° maggio partenza della competizione di montagna valida come criterium provinciale

Con partenza alle ore 9.30, di fronte al Bar Borgonuovo, in viale Roma a Ronco Biellese prenderà il via la XIV edizione della Gara podistica di montagna, valida come criterium provinciale. L’arrivo sarà al Castello di Zumaglia mentre la premiazione verrà effettuata alla Cascina Alé. Come sempre, tutti i concorrenti riceveranno un premio di partecipazione e maggiori riconoscimenti verranno ai singoli e alle Società che avranno conseguito i migliori risultati. Il consueto rinfresco con prodotti tipici sardi chiuderà la manifestazione.
Nella edizione 2004 sono stati premiati nella categoria maschile: Ronzani Tiziano, Moscatello Giorgio, Berra Wilmer, Lanari Yoselito, Scarcelli Franco, Zappa Alex, Casagranda Adriano, Ruberti Arturo, Secci Mario, Minero Re Renzo.
Nella Categoria femminile: Nuvoli Veronica, Zappa Barbara, Vaccari Gianna, Orso Cristina,Navone Daniela, Patè Paola, Castigno Maria Vincenza, Castaldi Noemi, Salito Dea, Pellerei Mariella.

La maglia del Cagliari col N.11 è ufficialmente quella di Gigi Riva

Galliani , Presidente della Lega Calcio, autorizza in deroga al regolamento in onore Gigi Riva
Importante segno di riconoscenza per la lunga militanza in rossoblu al mito del calcio italiano

MILANO, 13 gennaio 2005 – La Lega Calcio ha preso atto della volontà del Cagliari di ritirare la maglia n.11 che era stata di Gigi Riva. Ha provveduto ad assegnare una nuova numerazione ufficiale assegnando al giocatore Rocco Sabato quella con il n.13.
All’inizio della stagione il giocatore aveva indossato la maglia col numero del popolare “rombo di tuono” ma il presidente Adriano Galliani, “considerata la rilevanza dell’iniziativa prospettata dal Cagliari” ha autorizzato “in via del tutto eccezionale e in deroga al regolamento sulle divise da gioco”, in onore Gigi Riva, la variazione nella numerazione ufficiale.
La maglia del Cagliari col numero 11 è, pertanto, da oggi ufficialmente esclusivamente quella del grande giocatore Gigi Riva.


Gigi Riva è considerato da molti esperti del calcio come il più grande attaccante italiano del dopoguerra. Soprannominato “rombo di tuono“, ha rappresentato il mix ideale che deve caratterizzare un grande cannoniere: forza, velocità, tecnica e carattere lo hanno reso un personaggio amato da tutti gli appassionati di calcio. Diciottenne, esordisce in serie C con il Legnano per poi essere ingaggiato dal Cagliari nel 1963.
Nella squadra sarda rimane per tutta la carriera, nonostante i più grandi club italiani abbiano con insistenza cercato di accaparrarselo. Il grande sinistro di rombo di tuono fa uscire il Cagliari dall’ombra, fino a vincere lo storico scudetto, unico per i Sardi, nel 1970 Nello stesso anno, vince la classifica dei cannonieri del campionato italiano, già vinta nel 67 e nel 69. In Sardegna gioca 13 campionati consecutivi, disputando ben 289 incontri con 155 reti; è un’ottima media, se si considerano i numerosi infortuni patiti dal campione.
La sua fede al Cagliari lo ha reso una bandiera, il suo carattere e la sua serietà un esempio per i più giovani. In nazionale gioca 42 partite, segnando 35 gol (2 più di Meazza) e contribuendo al successo italiano ai Campionati Europei del 1968.

50 lavori scientifici sulla Sardegna e il “Melafiro” di Graglia

Personaggi Biellesi da conoscere più da vicino
Il monumento funebre voluto da Quintino Sella decorato con lastre di pietra delle cave di Graglia

Il 21 maggio 1836 viene abolito, dopo cinque lunghissimi secoli, il feudalesimo, cinquanta anni dopo la Rivoluzione Francese. Già nel 1831 era stato preparato un editto di abolizione ma i feudatari sardi e soprattutto spagnoli chiesero all’Austria l’osservanza dell’articolo 10 del Trattato di Londra del 1718 con cui doveva essere mantenuto lo stato feudale nella Sardegna assegnata ai Savoia. Per la prima volta un sovrano italiano, Carlo Alberto, non si era sottomesso agli onnipotenti Asburgo: la strada d’Italia, proprio dall’abolizione dei feudi sardi, era iniziata.
Nel 1845 La Marmora pubblica la carta geologica dell’isola, la prima, completa, mai eseguita. Commissario Straordinario in Sardegna, il 13 marzo 1849, nel suo proclama agli abitanti dell’Isola, da Sassari afferma: “Un uomo che da sei lustri dedicassi spontaneamente al vostro paese approda oggi di bel nuovo fra voi, nel medesimo e solo intento che per il passato, quello cioè del bene di questa importante gemma della Sabauda Corona“. E, da Cagliari, il 1° aprile 1849 dichiara: “Vi prometto di parlare e di agire sempre apertamente, non so ingannare, non so contorcere i miei pensieri, spero progredire coll’efficace vostro aiuto, per conseguire la vostra felicità e sostenere l’onor vostro“.
Da Nuoro, il 25 giugno 1849, dice: “Quello che ora vi parla come un padre, come un vecchio amico, ha dei gran doveri ai quali non fallirà giammai, la sua divisa sarà sempre pace e giustizia ai buoni, guerra e castigo ai tristi“.
Il 10 novembre 1849 avrà il comando generale militare in Sardegna che terrà fino al 17 agosto 1851. Nel frattempo tratterà di questioni marittime spettanti all’Isola di Sardegna; di una nuova, radicale ed unica circoscrizione territoriale dell’isola; alcune considerazioni generali sulla materia sarda, mentre già si era preoccupato del taglio di centomila alberi di quercia sarda. Seguirà già in riposo, un ragionamento sull’istmo di Suez e la stazione telegrafico-elettrica di Cagliari e vari altri scritti riguardanti la Liguria.
La vigilia di Natale del 1851 è nominato cittadino di Cagliari. Il 31 luglio 1859, su proposta del Rettore dell’Università della stessa città, il canonico Giovanni Spano (anch’egli famoso studioso), viene inaugurato un busto di marmo a lui dedicato. L’anno dopo pubblicherà i due volumi dell’Itinéraire.
La fama e la benevolenza di cui Alberto è tutt’ora circondato in Sardegna è grande e per l’Isola il 1989 è stato l’anno di La Marmora. Forse solo Carl Friedrich Wilhelm Leutrum Von Ertingen, il Baron Litron, difensore di Cuneo al suo sesto assedio e suo governatore a vita, in paragone è stato tanto popolare. Quintino Sella, sei anni dopo la sua scomparsa ripercorre l’itinerario minerario dell’isola e grazie alla sua coscienziosa indagine vengono messi a fuoco problemi e prospettive del settore che prende nuovo vigoroso impulso. A lui si deve il busto eretto in S. Sebastiano a ricordo del generale, scienziato: “per la pertinacia con cui studiò e per le fatiche sostenute onde poter studiare a fondo l’Isola sotto ogni punto di vista”.
L’Isola, completamente emersa 20 milioni di anni fa, dove le colline hanno parvenza di montagne, la cima più alta del Gennargentu (m. 1834), in onore di Alberto è detta “Punta La Marmora”.
Nella Basilica di S. Sebastiano in Biella, di fronte alle lapidi di Alessandro e Alfonso, geni militari che intuirono il valore della celerità in fanteria con i Bersaglieri e in artiglieria con le Voloire, la figura di Alberto rappresenta il lento, sicuro andare nella storia.
“Già colle numerose e ripetute peregrinazioni nell’Isola, percorrendola in ogni direzione, penetrando nei luoghi più reconditi, visitando il palazzo del ricco come il tugurio del povero, ebbi campo di conoscerne le risorse e i veri bisogni”. Quel lungo andare tra sughereti e graniti che rafforzò il Regno Sabaudo prima dell’unificazione nazionale è continuato con Torino capitale, con Firenze, con Roma, con il Trattato di Roma, costitutivo della Comunità Economica Europea, è tornato dopo tanto in Francia, a Strasburgo e ancora prosegue. La piazzetta che la Città di Biella vuole dedicare ad Alberto Ferrero della Marmora è motivo di onore e vanto per tutti i Biellesi.
Alberto La Marmora, ritratto in veste di viaggiatore, com’è nel riquadro della prima edizione del Voyage en Sardaigne, accoglie chiunque entri nel Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, come Biellese e cittadino cagliaritano e di tutta l’Isola. Oltre le vetrate che danno sul Cervo e sugli antichi opifici, la casa di Quintino Sella ricorda la stima e l’affetto degli isolani anche per l’altro grande Biellese amico della Sardegna, un’amicizia solida e schietta per entrambi come la roccia del Mucrone e quella del Gennargentu.

Alessandro Sanna