Su Nuraghe Film, “tempo della festa e della quotidianità”

Sabato 3 dicembre, a Biella, alle ore 21, nelle sale del “Punto Cagliari”, in via Galileo Galilei, 11, nuovo appuntamento con Su Nuraghe Film – ingresso libero

Locandina filmConsuelo Marongiu presenterà “Il Canto scaltro“, di Michele Mossa e Michele Trentini, una produzione 2009 dell’ISRE, Istituto Superiore Regione Etnografico della Sardegna, messa a disposizione per la rassegna biellese.
Anche per l’incontro di dicembre, la lezione di cinema “per conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore”, viene affidata alle nuove generazioni, ai Sardi nati fuori dall’Isola.
Il film della durata di 63 minuti è girato d’estate, nei paesi intorno a Cagliari.
Come ogni anno poco più di una decina di “cantadoris” professionisti sono pronti a onorare un fitto calendario di “gare poetiche”, immancabili nell’ambito dei festeggiamenti dei vari santi patroni.
I “cantadoris” sono dei veri idoli per quanti hanno nel sardo il maggior riferimento linguistico e culturale. Essi danno prova della loro maestria attraverso estenuanti maratone di versi improvvisati, da un palco allestito nella piazza principale del paese, in un clima di sfida e di notevole tensione emotiva.
Il film si articola intorno al “filo rosso” di una gara poetica: un “cantadori” inizia la gara esponendo un argomento criptato per via metaforica che solo lui conosce, che svelerà gradualmente e che espliciterà solo alla fine.
Come andrà letta la metafora del “sovrano”?
Il film, inoltre, racconta questa tradizione integrandola nel contesto sociale di cui è espressione, mostrato come un caleidoscopio in cui si alternano il tempo della festa e quello della quotidianità.Continua a leggere →

Nuraghe Chervu, “nuraghini al mirto e canestrelli biellesi”

Unione sardo-biellese attraverso il gusto del cioccolato di Piemonte e del mirto di Sardegna – domenica 27 novembre, omaggio di canestrelli biellesi monodose ai clienti della Pasticeria Brusa – nello spaccio aziendale presso l’area monumentale di Nuraghe Chervu è possibile trovare i “nuraghini al mirto”.

Nuraghe Chervu
Biella, Nuraghe Chervu, incisione a struttura palindroma.

Una nuova insegna, scolpita sulle grandi pietre che formano la torre di Nuraghe Chervu, è stata scolpita a suggello dell’antico legame che unisce la Sardegna e le Alpi.
Una storia con radici tanto profonde da intrecciarsi con il mito; dalla fruttuosa evangelizzazine di Sant’Eusebio da Cagliari, Patrono del Piemonte, inviato nel IV secolo da Papa Giulio Primo come primo Vescovo di Vercelli a cristianizzare le Genti alpine, agli ultimi trecento anni che, a partire dal 1720, hanno caratterizzato la storia del Regno di Sardegna e dei suoi “Possedimenti di Terraferma”.
Ai molti segni che conservano memoria dell’intreccio identitario dei popoli di Sardegna e di Piemonte, un altro se ne aggiungerà domenica 11 novembre quando, in modo solenne, verrà benedetta la pietra incisa a Nuraghe Chervu sulla quale è scritto: “150° Unità d’Italia, Biellesos et Sardos Umpare – Ansema – Insieme Sardi e Biellesi, Città di Biella, 27 XI 2011“.
L’occasione è data – nell’anno specialissimo del 150° compleanno dell’Italia Unita – dal Convegno nazionale “La Lingua sarda ieri e oggi / Sa Limba sarda deris et oe“, realizzato su progetto della Regione Autonoma della Sardegna, con la presenza istituzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta e della Regione Piemonte.
L’unione di genti e la fratellanza di uomini e donne verrà significata dagli omaggi offerti agli illustri convegnisti: “nuraghini” al mirto di Sardegna e “canestrelli” biellesi, prodotti dalla primaria pasticceria Brusa di Biella, sottolineando, anche attraverso il gusto – cioccolato di Piemonte e mirto di Sadegna – l’antica unione tra i due popoli.Continua a leggere →

Biella, convegno Limba a “Su Nuraghe”: «gli Altri siamo Noi»

Domenica 27 novembre 2011, ore 12.00 – area monumentale di Nuraghe Chervu di Biella – Cerimonia di benedizione religiosa e benedizione con il grano – incisione a struttura palindroma sulle pietre di “Nuraghe Chervu“, a ricordo del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, segno di fratellanza tra Sardi e Biellesi

Pietro Ottino
Pietro Ottino, ultimo pica pere piemontese della Valle d'Andorno, incide il palindromo del 150° dell'Unità d'Italia sulle pietre di Nuraghe Chervu di Biella.

La realtà nella quale viviamo il nostro quotidiano è caratterizzata, se attentamente osservata, da un’insita ricchezza di potenzialità e dall’intreccio delle relazioni molto più di quanto si possa essere pienamente consapevoli.
Spesso si tende a distinguere i propri interlocutori, a fare distinzione rispetto alle terze persone, talora anche ostilmente, utilizzando categorie di appartenenza come il «Noi» opposto a «gli Altri». In tali atteggiamenti, sovente si nascondono paure e debolezze comuni all’essere umano, facendo esperienza di sterilità, di povertà e di solitudine.
Altre volte, con un occhio più attento e coraggioso, condito dal desiderio di incontro e dal carattere “sociale” che riposa in ogni individuo, è possibile fare esperienza di arricchimento e di confronto positivo. In circostanze di migrazione, di ospitalità, di comunità e di relazione, infatti, è possibile l’innesco dei meccanismi di “riconoscimento”. Le relazioni con chi viene definito per qualche motivo “diverso” possono accompagnare ad un’esperienza che bene ha descritto la letteratura del secolo passato con le seguenti riflessioni: «…leggendo, non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole, che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi …» ((In C.Pavese, Il mestiere di vivere: diario 1935-1950, Einaudi, Torino 2000, pensiero datato 3 dicembre 1938.)). In queste parole, sebbene riferite al campo della lettura, si esprime lo stupore di riscontrare nell’«Altro», al di fuori del proprio ambito solito e, magari, “chiuso” all’esterno, un qualcosa di sé, una somiglianza del proprio essere, un rapporto che possiamo definire di “vicinanza”.Continua a leggere →

Tante parlate, molteplici culture, vari registri di comunicazione

Serata all’insegna dell’identità – Sabato 26 novembre 2011, ore 21 basilica s. Sebastiano – Sarà distribuito come ‘foglio di sala’ il “Quaderno n.8 di Nuraghe Chervu” con testi in “Limba” sarda e in Piemontese – collaborazione con Ël Sol ëd j’Alp, artisti e intellettuali locali

Quaderni di Nuraghe Chervu
Pagina iniziale dei Quaderni di Nuraghe Chervu N.8, distribuito come foglio di sala in Basilica San Sebastiano di Biella.

Una serata di culture e di linguaggi diversi in un luogo sacro. In un simile contesto torna al ricordo l’episodio biblico dell’edificazione della torre di Babele (Genesi XI, 1-9), impresa insensata, venuta meno come fallimentari risultano essere tutti gli atti di pura presunzione umana. Una caduta dell’uomo, nella quale la volontà di Dio interviene in profondità, confondendo l’unica lingua originaria in diversi idiomi: gli uomini, non comprendendosi più gli uni gli altri, finiscono col disperdersi per il mondo, non continuando oltre l’orgogliosa costruzione intrapresa. Ma dalla rovina, dalla morte di un progetto peraltro omologante, una “semina” feconda di una nuova realtà, assai più ricca e significativa di quella precedente: un mondo di diversità, di lingue plurime capaci di attecchire e popolare i territori della Terra ((Cfr. E.De Luca, Babele, Fallimento di una sola Cultura e Dio sparse i Semi della Diversità, in Corriere della Sera, 10 Novembre 2011.)).
Tante parlate, molteplici culture, variegati registri di comunicazione, modi di essere diversi per costituire una realtà composita, ma sempre di uomini. Perché le parole ed i linguaggi, dalle parole alla musica, dalla scrittura al disegno, dal gesto al puro tatto, sono propri e significativi dell’essere umano, ne custodiscono più di ogni altro elemento la storia, sono espressione di esperienza e di memoria vitale, dotati, per lo più, della capacità di sopravvivere nel tempo oltre gli individui e le etnie ((Cfr. R.Scorranese, «La lingua? La prima misura del potere», in Corriere della Sera, 10 Novembre 2011.)).
Le diversità sono una ricchezza sebbene, come evidenzia anche il proverbio sardo «Chentu concas, chentu barrites – Tante teste, tanti cervelli» ((Cfr. la versione anastatica a cura di G.Angioni di: G.Spano, Proverbi sardi, Ilisso, Nuoro 1997, p. 108.)), non facile risulti una convivenza tra alterità. Ma come bene testimonia anche lo stesso vocabolo, soppesato anche in relazione al concetto matematico ((Cfr. G.Devoto-G.C.Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze 1990.)), la diversità indica, in una pluralità di soggetti coinvolti, un pari valore degli uni verso gli altri: è insito, quindi, un legame tra le alterità, una dinamica di relazione nella quale tutti i soggetti coinvolti risultano avere importanza.Continua a leggere →

Omaggio di Sardi e Biellesi all’antico cavaliere Tavo Burat

Biella, Sabato 26 novembre, ore 21, nella Basilica di San Sebastiano, il Circolo Su Nuraghe presenterà “Il Canto, il Gesto e la Parola”, un intreccio di canti e di letture in omaggio di Gustavo Buratti, il nostro carissimo Tavo che ci ha lasciati due anni fa.

Gustavo Buratti Zanchi/Tavo Burat
Monte Massaro, settembre 2005, Gustavo Buratti Zanchi/Tavo Burat al Cippo di Fra Dolcino.

Mi è stato chiesto di leggere alcune pagine di questo grande amico che per tutta la vita ha combattuto, come un antico cavaliere, perché fossero riconosciuti i diritti dei diseredati, dei perseguitati, delle minoranze etniche e linguistiche in via di estinzione.
A Tavo stava a cuore soprattutto il Piemontese, che egli ci ha insegnato a considerare non un dialetto, bensì una lingua, l’eredità dei nostri padri, un patrimonio che rischia di essere dimenticato.
Ho scelto una pagina tratta da “Lassomse nen tajé la lenga” in cui Tavo ci incita a difendere la nostra lingua ancestrale, sia essa sarda o piemontese o altra, perché “l’uomo, come un albero, per vivere e non farsi trascinare via dalle alluvioni, ha bisogno di terra per affondarvi le radici e trarne la linfa che scorre come il sangue nelle vene“. Ci sprona a incontrarci per conoscerci meglio, perché “non ci possiamo amare se non ci conosciamo“.
Tra le tante poesie leggerò “Piemontèis che mi i son“, in cui il Poeta proclama la volontà di difendere la sua lingua rustica, ma potente e viva.
Per portare un esempio della sua prosa leggerò una leggenda della tradizione in cui Tavo presenta in modo magistrale alcune caratteristiche dei biellesi.
Per finire darò il mio contributo a questa serata in onore di Tavo e dell’amicizia tra Biella e la Sardegna leggendo una mia poesia, un canto d’amore per la mia terra, il Biellese.Continua a leggere →