Venerdì 17 dicembre, ore 21, basilica s. Sebastiano – teatro sacro del Natale “Il ritorno del Gelindo, Oggi come Ieri” – fogli di sala con copione, testi e traduzioni – canti sardi, canto piemontese finale con partitura – replica a Graglia, domenica 19 dicembre, ore 16, chiesa della Confraternita – ingresso libero

Un “Gelindo” nel 2010!? Che senso può avere una simile proposta culturale oggi, avente quali protagonisti della scena soggetti “esterni” e proveniente, per lo più, da una Comunità di origine non propriamente “indigena” come quella Sarda? In risposta a questa domanda è possibile fare cenno ad alcune riflessioni che sono alla base del relativo allestimento, meditazioni articolate e non del tutto scontate in un tempo nel quale la “memoria” e la consapevolezza del «sé», individuale e collettivo, vengono esposte come oggetto di pubblica retorica piuttosto che intento nella prassi.
La ragione di fondo appare legata alla «riscoperta dell’identità», nel senso rammentato, di recente, dal noto antropologo d’Oltralpe René Girard, il quale ha affermato come al giorno d’oggi sia «terribilmente importante che esista qualcosa come il Natale, capace di rammentarci i cicli delle stagioni e il senso della vita che si rinnova. Natale è un richiamo. È la prosecuzione della nostra storia, della nostra civiltà» ((Così in R.Girard, La tradizione fra crisi e fede, in La Repubblica, 23 Dicembre 2008, p. 41.)). Da qui derivano tutta una serie di corollari cui fare brevemente cenno.
Un primo profilo risulta strettamente legato al territorio di messa in scena dell’iniziativa e di elezione dei proponenti, il Biellese e, più in generale, il Piemonte e le zone limitrofe: il teatro sacro popolare, infatti, è una peculiare riscoperta nella quotidianità contemporanea ai piedi delle Alpi. Nella regione subalpina, in particolare, risalente e diffusa risulta quella tradizione simbolica legata ai riti ed al ricordo della Natività di Gesù, espressi, per lo più, attraverso quelle forme particolari dell’arte religiosa costituite dai presepi ((Dal latino «praesepe – praesepium», ossia recinto chiuso, greppia, in G.Filoramo, Presepe. Alle origini della nostra storia, in La Repubblica, 21 Dicembre 2004, p. 45.)), “viventi” e non, dalle cappelle dei Sacri Monti ((Cfr. C.Benedetto (a cura di), Natività nei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, Atlas – Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei, Ponzano Monferrato (AL) 2007; M.Dolz, La Betlemme di Varallo, in Avvenire, 22 Ottobre 2010, p. 27; G.Filoramo, cit., p. 45.)) e dalle sacre rappresentazioni natalizie paraliturgiche di ambiente agro-pastorale ((Per tutti: A.Borra, Il teatro popolare della Natività: dall’adorazione dei pastori alla rappresentazione del Gelindo, in P.Grimaldi e L.Nattino (a cura di), Il teatro della vita, Omega, Torino 2009, pp. 157-165; G.Moro, Presepe piemontese, Priuli&Verlucca, Ivrea (TO) 2010, pp. 9-13.)), delle quali il “Gelindo” costituisce proprio l’esempio più noto.Continua a leggere →




