Biella, Mannigos de memoria, «Tengu is maistrus in domu»

Su metru est istetiu imparau po mesu e is tronas – cun s’Unidate de s’Italia, cando su Rennu Sardu est diventadu Rennu Italiano, pro tottus est intradu “in vigore” su Sistema Metricu Decimale

sa pesa
Pray (Biella), Fabbrica della Ruota, sa pesa

Dogni’ unu est maistru in s’arti sua. In su chistionai nostru su fueddu “maistru” bolit nai chi cussa prassona fait calencuna cosa cun abilidadi e cumpetenzia: maistr’e muru, maistr’ e iscola, maistr’e pannu, maistr’e carru, maistr’e musica e… maistru improdda candu calencunu, ciaputzu, impiasteri, si pònit a fai unu traballu senz’e nisciuna cumpetentzia e siguranza.
Maistrus in domu non bolit nai chi ci siant is picaperderis e is manorbas po pesai murus, arrebussai o arregiolai. Podit essi chi siant sceti po imbarchinai ma, sempri maistrus funti. Po iscrufi su titulu de maistru abisongiada a fai, po tempus meda su tzaracu, su scienti de unu maistru. Custa custumàntzia fiat arreconnota e arregulada in is usantzias de su logu. S’incumentzada a piciocheddu piticu e a bortas, calincunu maistru ‘oliat essiri pagau po su tempus chi depiat imperai po imparai s’arti a su scienti. Su primu traballu de su tzaracu ‘e su maitr’e linna fiat, in prus de tenni sa butega sempri limpia de sa burrumballa, fai su foghixeddu in su bandoni po callentai s’acuacotta. Su primu ingarrigu de su tzaracu ‘e su barberi fiat a frigai saboni. Pigada unu paghedd’e crem’e braba de s’iscatuledda, dda poniat in su pinzellu e a pustis de dd’essi assuabbau beni incumentzada a insabonai sa faci de su crienti. Po su tzaracu de su maist’e muru s’ingarrigu fiat de dd’assisti sempri e de non ddi fai ammancai carcina in sa gaveta. Su scienti de su sabateri, a printzipiu, fiat casi nudda, depiat sceti castiai su maistu e nd’ ascurtai s’ammaistramentu. Sempri, perou, s’arti s’imparàda castiendi, provendi a fai, torrend’a fai su chi si isballiàda, finzas a arribai a una sigurantzia in s’arti.Continua a leggere →

Bambini poveri, nuova solidarietà nel nome di Enrico Maolu

Venerdì 22 ottobre – alle ore 20 cena e incontro con padre Joseph Elavanal – durante la serata la famiglia di Enrico consegnerà a Padre Joseph ELAVANAL l’importo solitamente destinato alle bomboniere di nozze di due giovani sposi del Circolo Su Nuraghe di Biella.

Enrico Maolu
Benares/Varanasi, Enrico Maolu, sulle rive del Gange.

Nei prossimi giorni sarà ospite dell’Associazione Padre Renzo Zola di Viverone (Associazione di volontariato per la diffusione del “sostegno a distanza”), Padre Joseph Elavanal, allievo di Padre Renzo, direttore del B.R.E.D.S (Bangalore Rural Educational And Development Society), Istituzione Salesiana di Bangalore, in Kerala, India del Sud.
L’incontro ha lo scopo di offrire a tutti la possibilità di conoscere il progetto che la benemerita Associazione biellese sostiene ed ascoltare una breve presentazione in cui Padre Joseph illustrerà alcuni dei tanti altri progetti finalizzati all’educazione dei bambini di strada.
Claudia Rolla, Presidente dell’Associazione Padre Zola fa sapere che strong>Venerdì 22 ottobre – alle ore 20 è stata organizzata una cena nella sede, Camping La Rocca – via Ghigliotta, 39, Viverone, alla quale è possibile partecipare confermando l’adesione entro martedì 19 ottobre p.v.
Durante la serata la famiglia di Enrico Maolu consegnerà a Padre Joseph Elavanal l’importo solitamente destinato alle bomboniere di nozze che due giovani sposi del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella hanno deciso di devolvere per i bambini poveri dell’India, ripetendo il gesto imparato da Enrico.
Per la cena, offerta minima 10 Euro (bambini omaggio)
Info e prenotazioni: 0161/98416 – 349/5706309 – e.mail: info@padrerenzo.orgContinua a leggere →

Sapere che gli altri esistono attraverso un «gesto» gratuito

Enrico Maolu
Khajuraho, Enrico Maolu, bambini della Scuola primaria induista del Bramino Ram Prakash Sharma.

Lo scorso mese di Settembre si è tenuta a Torino la VI Edizione di «Torino Spiritualità», festival socio-filosofico dedicato, quest’anno, al tema «Gratis. Il fascino delle nostre mani vuote». Un’occasione per riflettere sui diversi significati del dono, del gesto gratuito, delle azioni che non aspettano nulla in cambio. Varie sono le motivazioni che hanno spinto gli organizzatori alla scelta di tale argomento e diverse sono le riflessioni che ne possono derivare.
La socialità contemporanea risulta essere soggetta al fenomeno della «scomparsa dell’altro», all’interno di un contesto dinamico di rapidi cambiamenti e di realtà virtuale ed elettronica ((Cfr. P.Lambruschi, Il prossimo? Non è un videogame, in Avvenire, 23 Settembre 2010.)). Luigi Zoja, psicoanalista e scrittore di fama internazionale, in un suo intervento, ha evidenziato un calo della solidarietà nella società occidentale, anche a causa della tecnologia: sebbene l’uomo abbia per natura bisogno di relazioni, infatti, oggi la ricerca di rapporti umani si canalizza attraverso la tecnologia e, ovviamente, così facendo, si perde il contatto diretto con le persone ((Cfr. P.Lambruschi, cit.)).
Tale fenomeno ci riconduce al problema della felicità oggi. Le sintetiche analisi sopra menzionate, infatti, evidenziano come nel mondo contemporaneo domini una falsa idea di compagnia nella rete, la quale, in fin dei conti, attraverso una molteplicità di contatti elettronici, finisce per sostanziarsi in una sorta di solitudine e di indifferenza mascherate. In un certo senso, alla luce di ciò, nel mondo del benessere materiale potrebbero ben riecheggiare come attuali gli strali del rimprovero che Friedrich Nietzsche rivolgeva ai cristiani oltre un secolo fa: «dovrebbero cantarmi canti migliori perché io impari a credere al loro redentore: più gioiosi dovrebbero sembrarmi i suoi discepoli! ((Cfr. F.Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Mondadori, Milano 1992, p. 82.))».Continua a leggere →

Biblioteche, tesoro di comunità e di integrazione

La biblioteca Su Nuraghe partecipa ad Ottobre, piovono libri 2010. I luoghi della lettura – mese dedicato al libro – le biblioteche sono la nostra storia e il nostro futuro, la “culla” dove «ogni cultura, attraverso le parole, continua ad appartenerci».

inaugurazione biblioteca diocesana
Biella, inaugurazione Biblioteca diocesana, sala di lettura: mons. Delmo Lebole e Biagio Picciau, ritratti tra le bibliotecarie Antonella Iacono e Stefania Santà, Patrizia Bellardone e il can. Giuseppe Bona.

La recente inaugurazione della Biblioteca Diocesana di Biella e l’iniziativa locale, ad impulso civico, intitolata Ottobre, piovono libri 2010. I luoghi della lettura, offre l’occasione per qualche riflessione sullo stato attuale del mondo dei libri e dell’accessibilità della cultura a più persone possibili. Tanto più in una città che ha visto storicamente la famiglia Sella, soprattutto con lo statista Quintino, promotrice dell’apertura e dell’incentivazione del servizio della locale Biblioteca Civica ((Cfr. P.Bellardone, Le biblioteche biellesi, in F.Malaguzzi (a cura di), Memoria del tempo. Tesori di carta al chiostro, Sandro Maria Rosso, Biella 1998, p. 47.)).
Un grido d’allarme ed, insieme, alcuni raggi di speranza, scuotono ed illuminano l’attuale quotidianità del panorama culturale nostrano. Un contesto nel quale, a parte le occasioni estemporanee di buona volontà e di generosità privata che «fanno di necessità virtù», l’impoverimento intellettuale generale si delinea essere una pericolosa e costante prospettiva cui porre doverosamente rimedio.
Le Biblioteche pubbliche, luogo di cultura e, oggi, possibile “piazza” di integrazione ((Cfr. Z.Dazzi, La biblioteca è multietnica e tutti sono cittadini nella repubblica dei lettori, in La Repubblica. Milano Cronaca, 29 Settembre 2010.)), sono sempre più sottoposte alla mannaia dei tagli ai bilanci degli Enti Locali, nonostante i sacrifici economici già patiti negli ultimi tre anni ((Cfr. M.Smargiassi, Le biblioteche senza libri. “Uno sponsor o si muore”, in La Repubblica, 6 ottobre 2010.)). E ciò nonostante «le biblioteche di quartiere siano (n.d.r.) le vere biblioteche, dove va la gente che lavora, sono il maggiore investimento in cultura che possa fare una comunità», come segnalato da Angelo Guglielmi, critico letterario ((Cfr. M.Smargiassi, cit.)).
Mauro Guerrini, Presidente dell’A.I.B. (Associazione Italiana Biblioteche), ha affermato, in relazione a ciò, che «non è solo un problema di aggiornamento culturale, ma di democrazia. Le biblioteche sono i luoghi della socialità, dell’integrazione, della ridistribuzione del sapere. In un piccolo centro sono spesso l’unica risorsa contro il “digital divide”, in una città offrono un punto d’incontro fra generazioni e culture. Strozzarne la vitalità danneggia tutta la società, non è solo un fastidio per i lettori. Guai a superare la soglia critica ((Cfr. M.Smargiassi, cit.))».Continua a leggere →

Sapere e sapori, is papassinas de su Sulcis, gli ingredienti del ricordo

Sapori di Sardegna, percorso di conoscenza attraverso la varietà del gusto – Al termine “papassinos” sono associati diversi tipi di dolci con al centro sa papassa, l’uva passa – Papassinas de su Sulcis, ricetta e degustazione

Luciana Ecca Pinna

Sabato 16 ottobre, alle ore 21, al Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella, è in calendario un nuovo dolce appuntamento con i “Sapori di Sardegna”. Luciana Ecca Pinna presenterà “is papassinas de su Sulcis”, una variante territoriale, conosciuta anche come “papassinos”. Si tratta di dolci diffusissimi, a base di noci, nocciole o mandorle, edulcorati con uvetta, vin cotto o sapa, miele, zucchero o frutta candita.
Fino a pochi anni fa, papassinos e papassinas servivano per decorare il “tavolo dei morti”, preparato nella notte tra il 1° e il 2 novembre in occasione della ricorrenza dei defunti.
La tavola ritualmente apparecchiata veniva associata all’annuale ritorno dei morti, la ciclica visita dei trapassati: in quella notte si credeva che i morti tornassero a far visita ai vivi, ai parenti ed agli amici.
Oltre agli ingredienti, altra costante di is papassinas è l’aspetto a forma di rombo, figura geometrica con tutti i lati uguali, paralleli a due a due, con coppie di angoli acuti e ottusi.
Nel mondo dei simboli, la figura quadrangolare rimanda alla terra, in antitesi col cerchio della volta celeste; indica l’esistenza terrena, immutabilità e integrazione. Il rombo è il principio creativo femminile, rimanda alla Dea Madre, alla terra che dà vita ed al sepolcro che accoglie i corpi al cessare della vita. A volte, il rombo, scomposto in triangoli nel segno grafico dello zig-zag, decora le domus de Janas, tombe scavate nelle rocce in Sardegna e in quelle neolitiche di altri territori. Nell’ingresso-grembo dei sepolcri dipinti di ocra rossa si entrava, deposti in posizione fetale, in attesa della successiva uscita e rinascita.Continua a leggere →