
Il comportamento alimentare, più di ogni altro aspetto culturale, è un rivelatore di identità e, nella specie di quella umana: diversamente da ogni altro essere vivente del pianeta, infatti, l’uomo modifica e lavora il cibo prima di consumarlo. Il pane, per esempio, è una vera e propria invenzione, ove il grano viene convertito in alimento attraverso un processo di trasformazione che, al contempo, si attesta a simbolo di civiltà e ad elemento identificativo della specie umana ((Cfr., C.Augias, Dal pane alle polpette, così l’uomo inventò i cibi, in Il Venerdì di Repubblica, n. 1147, 12 marzo 2010, p. 129; B.Saiu, Non di solo pane, in Aa.Vv., Parla come mangi. Il cibo dell’altro, Centro Territoriale Permanente per l’Educazione degli Adulti, Biella, 2006, pp. 8-10)). Tra le varie tecniche di variazione degli alimenti, perciò, si evidenzia quella che richiama il mito di Prometeo, ossia quella del fuoco e, quindi, la cottura, sorta di alchimia nella quale quanto è crudo si evolve in pietanza: di fatto la cucina si colloca, così, come luogo di metamorfosi nella quale si combinano insieme elementi che nascono separati e distinti, ossia uno spazio nel quale ha modo di manifestarsi un’arte caratterizzata, in un certo modo, dal fatto di rendere reale quanto prima non lo era ((Cfr., R.A.Alves, La cucina come parabola, Qiqajon – Comunità di Bose, Magnano, 1996, pp. 8-10; C.Augias, cit., p. 129; B.Saiu, cit., pp. 8-10)).
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Eusu comenciau chistionendi de su Cunsigliu provinciali de Casteddu chi ari votau a tot’homini – manca e dereta – is regulas po scriri sa lingua campidanesa. Paricis situs internet sardus portanta a conoscientzia sa decisioni itorica. Su bellu de custu acordu esti ca no si riconosciri una lingua artificiali, costruia a tavolinu de is istudiosusu, ma de sa lingua bia, de sa fueddada de su logu, de su conottu de seculus e seculus chi nosu sardus eusu portau ainantis. No si favoressiri nisciuna fueddara: su sardu teniri totu pari dignirari.
Oi bollu chistionai de su traballu de sa bingia comenti d’apu connotu deu.
Domenica 14 marzo, Quarta di Quaresima, la Comunità dei Sardi di Biella si è recata in pellegrinaggio ad Oropa, ai piedi della Vergine Nera. Le loro voci si sono unite a quelle dei cantori di Cori Biellesi per intonare all’unisono, i Gosos, le lodi a Maria nell’antica lingua dei Sardi.
Biella e Cagliari sono due città profondamente diverse, separate dalla distanza, dal mare, dalla dissomiglianza della natura e dalla difformità di clima, ma unite tra di loro dalla storia degli uomini. Più specificamente il legame trova una sua radice importante in quel ambito esistenziale che viene a toccare i bisogni e gli aspetti più profondi dell’individuo, ossia il mondo della religione e della fede: in essa i Santi costituiscono quella “nube di testimoni” ((Lettera agli Ebrei XII, 1)) che estendendosi sulla penisola, come sull’Europa, ne ha protetto e fecondato i diversi territori a livello religioso, culturale, artistico e sociale ((Cfr., G.Ravasi, Testimoni: quando la fede cambia la storia, in Luoghi dell’Infinito, n. 133, anno XIII, Ottobre 2009, p. 4)).