All’età di 75 anni se ne è andato via in silenzio Mario Ghisu di Giba, segnato da una malattia debilitante e da interventi chirurgici invasivi.
Giunto una prima volta in Piemonte nella seconda metà egli anni Sessanta del Novecento per esplorare le possibilità di lavoro, si è trasferito poi, definitivamente, a Vigliano Biellese, con Giovanna Loddo di Masainas divenuta sua moglie, dalla quale nasceranno a Biella i figli Maurizio ed Alessia.
Muratore e giardiniere, poi operaio alla Lancia di Verrone, già dalla prima ora Mario è attivo in seno alla comunità dei Sardi di Biella, animando la tifoseria del “Forza Casteddu”, in campo con le insegne dei Quattro Mori. Abile cuoco nelle preparazioni di maialetti allo spiedo, pecora bollita e tradizionali favate del periodo di Carnevale, Mario è tra i primi spiedi di Su Nuraghe a organizzare gli impegnativi pranzi benefici per centinaia di commensali in favore dell’Anffas. In questa specialità, prestò la sua opera volontaria anche per le feste extra moenia con Alpini e Pro Loco impegnati in sagre paesane e solennità patronali.Continua a leggere →
Na paròla piemontèisa al mèis, agosto / aùst, “P” come “pichèt”
Omaggio dei Sardi dell’Altrove che vivono a Biella alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj ad Biela fòra ’d Finagi”.
Il bravissimo prosatore Michel dij Bonavé [Michele Bonavero], originario della Val Susa, editore della pluridecennale rivista Piemontèis ancheuj, fondata dal suo maestro Camillo Brero, e curatore del dizionario piemontese-italiano-piemontese, possiede ed usa, nelle sue magistrali prose, una gamma lessicale impressionante, che include i nomi di tutte le piante, le erbe, i volatili, i fenomeni atmosferici, i lavori, i mestieri della sua vallata. Qui, in questo brano, ci fornisce un termine tecnico, gnomone [dal lat. gnomon –ŏnis, gr. γνώμων -ονος, dal tema di γιγνώσκω «conoscere»], che traduce il traduce il termine piemontese pichèt, l’infisso metallico di una meridiana che con la sua ombra segna l’ora del giorno. Qui la metafora delle àmole ch’as baso sla boca (le ampolle che si baciano sulla bocca) gli impedisce di fornirci, in questa stessa frase, l’altra parola che però pure reperiamo nelle sue prose, e cioè spovrin [clessidra], l’altro orologio dei tempi passati, quello della finissima sabbia che dall’ampolla superiore rovesciata defluiva lentamente in quella inferiore, scandendo il passare delle ore, diurne e notturne.Continua a leggere →
Agosto – Casa Sardegna a Biella, i nuraghi verso l’UNESCO

Da Biella, che nel corso del 2019 ha ottenuto il riconoscimento di “Città Creativa UNESCO”, l’appoggio al Comitato “La Sardegna verso l’UNESCO” affinché l’Isola con il suo patrimonio paesaggistico, archeologico, storico, artistico e culturale diventi patrimonio dell’umanità.
Scelte tra oltre 15.000 fotografie, 377 tessere a rappresentare tutti i comuni dell’Isola, compongono i dodici mosaici che illustrano Su Calendariu 2021 edito dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella in collaborazione con la Fondazione di Partecipazione Nurnet – La rete dei Nuraghi.
Ciò che appare certa è la funzione di presidio fisico e materiale, o semplicemente visivo, svolta dai nuraghi. Analogamente a quel che avvenne sotto il dominio spagnolo, ben 3.000 anni dopo, tutte le coste della Sardegna risultano presidiate dalle torri nuragiche, ma con un’intensità ben maggiore rispetto a quella spagnola.Continua a leggere →
“Biker Ursis” e fucilieri sardi per il vescovo di Biella in visita al Museo delle Migrazioni di Pettinengo

Domenica 8 agosto 2021, in occasione della visita a Pettinengo del vescovo da Biella, mons. Roberto Farinella, i motociclisti del Chapter URSIS B., Protectors LE MC Italy hanno issato sui loro bolidi le insegne del Papa e quelle della Regione Autonoma della Sardegna. Al pari dell’umile moderna asina montata da Gesù a Gerusalemme, il vescovo mons. Roberto Farinella è salito sull’utilitaria guidata dal presidente di Su Nuraghe, Battista Saiu. In testa al corteo di bolidi, il presidente “Orso”, Vincenzo Salvatore Vaccaro, Commissario della Polizia di Stato, presso la Questura Biella.
Ad attenderli a Pettinengo, il maresciallo Remy Di Ronco, comandante la stazione dei Carabinieri di Bioglio, per la visita privata della mostra di gigantografie “Biellesi con la valigia, Fratelli tutti”, liberamente visitabile fino ad ottobre: nuovo ulteriore invito a Pettinengo, il “balcone del Biellese” con spettacolare vista sulla pianura.Continua a leggere →
Agosto, una parola sarda al mese: “R” come “Rammu”
Radici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
RAMMU sass. ‘rame’. Cfr. rámene, arrámene log.; arrámini camp. m. ‘rame, minerale malleabile indicato col simbolo chimico Cu‘. Cfr. gen. rammo ‘rame’. Base etimologica della voce italica è il sum. ramu, con base in ra ‘solare, luminoso’ + mu ‘incantation, incantesimo’ = ‘incantesimo splendente’, o ‘splendore incantevole’ (causa lo splendore sensuale della materia). Non è un caso che sia legato alla parola akk. râmum ‘amore, love’. Nemmeno è un caso che il rame nel Medioevo dagli alchimisti fosse denominato Venere ed anche meretrix metallorum: a ciò concorsero il suo splendore, la malleabilità, la sua capacità di legarsi con tanti altri metalli. Quindi non è affatto un caso che gli antichi Romani chiamassero il rame āes, āeris, parola basata sul sum. a’aš ‘desiderio, brama, cupidigia, struggimento, libidine’. Si notino questi due radicali latini, il nominativo (āes) e l’altro (āeris) appartenente al genitivo, dativo ecc. Infatti, mentre il nominativo ha base nel sum. a’aš, le altre forme della declinazione hanno base nell’akk. eriu(m), werium, (w)erû(m) ‘rame’ < sum. erida ‘rame’.Continua a leggere →
