
Martedì 31 agosto si è svolto un nuovo collegamento transoceanico del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella (Italia) e il Circolo Sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina).
In questa speciale occasione abbiamo avuto il piacere di ascoltare Battista Saiu, Presidente del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, che ha tenuto una conversazione su “Il presente, tra i nuraghi – iconiche strutture megalitiche della nostra Isola di Sardegna – e contemporaneità”.
Abbiamo avuto la partecipazione speciale di Margarita Tavera, Presidente della Federazione Sarda Argentina, del Presidente del Circolo Sardo di Neuquén e Patagonia Argentina “Domus Sardinia” e del gruppo di studenti di Italiano, soci e amici delle istituzioni.Continua a leggere →

Molto spesso ci imbattiamo in parole piemontesi molto simili a parole inglesi, e viceversa. Ad esempio la parola per “ciglio” in inglese è “brow”, in piemontese “brova”, la parola per “crusca” in inglese è “bran”, in piemontese è “brann”. Ciò è dovuto al fatto che sia i piemontesi, che gli inglesi, hanno nelle loro rispettive lingue molte parole di origine celtica, altre volte di origine germanica, come “am Rand”, accanto, che in piemontese è “aranda”, “Wut”, che significa “rabbia”, che in piemontese si dice “fut”. Il verbo “osservare”, soprattutto nel senso di “osservare a lungo per vedere cosa succede” in inglese è “watch”, in piemontese è “vacé”, tant’è che uno degli hobbies più diffusi oggigiorno in tutto il mondo è il “bird watching”, osservare a distanza, con cannocchiali, il comportamento degli uccelli. In piemontese si dice “ciri vacior” (che è anche il titolo di una bella raccolta di poesie di Tavo Burat). Dello stesso poeta, biellese, riportiamo qui di seguito un verso da una delle sue poesie tratto, appunto, dalla raccolta dedicata ai volatili:
Radici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
Bologna, con Torino, Cagliari e Genova, è tra i primi capoluoghi di regione ad avere inviato a Biella la sua “pietra di memoria”, rispondendo all’invito del Sindaco Claudio Corradino e del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe promotore dell’iniziativa. Il manufatto è destinato alla pavimentazione monumentale in corso d’opera presso il Nuraghe Chervu, alle porte della città. Si tratta di un ampio lastricato costituito da pietre di riuso giunte da ogni parte d’Italia, ognuna incisa con il nome del Comune di provenienza e il numero dei suoi Caduti durante la Grande Guerra.