
L’ultimo giorno di settembre è stata inaugurata a Villa Piazzo di Pettinengo la mostra “Ama Sangara, l’arte dell’incontro”, sculture Dogon in terra cruda. In scena un giovane da poco più di un anno ospite del centro di accoglienza di Pettinengo che col suo nome dà il titolo alla rassegna espositiva. Nato a Tiogou, nella Repubblica del Mali, Stato dell’Africa occidentale senza sbocchi sul mare, Ama Sangara vive a Biella Chiavazza dove lavora tutti i giorni nell’atelier messo a disposizione da Pacefuturo approfondendo la sua ricerca tra memoria e tempo presente, in attesa di un eventuale riconoscimento di protezione internazionale.
L’arte dell’incontro vuole raccontare e condividere con tutti questa magica esperienza attraverso “immagini che ancora ci catturano – afferma Marco Tonon nel saluto inaugurale – come ci catturano e ispirano grandi artisti del primo ‘900 europeo. Il fascino è forte anche se non tutto comprendiamo. Facciamo fatica – continua Tonon – a capire quanti messaggi sottintendono queste figure. È una grande lezione che giunge a noi proprio dal continente da cui tutti noi veniamo“.Continua a leggere →




LAUNEḌḌAS. Questo strumento musicale della preistoria sarda, unico del suo genere nella tipologia universale degli strumenti arundìnei (assieme a quelli scozzesi e britannici scolpiti nelle pareti di qualche chiesa celtica, o nell’abbazia di Westminster, o dipinti in rari manoscritti medievali), viene ancora usato in Sardegna, anzi sta conoscendo un momento di grande fortuna. È fatto di canna, composto da tre corpi chiamati mancosa, mancoseḍḍa, tumbu o bàsciu. La canna più lunga e più grossa, su tumbu, funge da bordone e fornisce un’unica nota continua. Il tubo di media grandezza è la canna melodica, fissata a su tumbu e suonata con la mano sinistra (le due canne unite si chiamano croba). La seconda canna melodica (mancosèḍḍa o destrìna) è tenuta libera e suonata con la destra. Qualche raro auleta gestisce la destrìna con la mano sinistra, scambiando in tal modo la posizione delle canne melodiche. Entro le tre canne affiancate la bocca soffia l’aria con un sistema di “respirazione circolare”, che non s’interrompe grazie all’intervento sapiente della glottide e della lingua. Il circuito costante dell’aria è noto anche agli aborigeni australiani e ad altri popoli “primitivi”.