Donare implica condividere, non tenere solo per sé – dare, donare, mettere a disposizione degli altri, con generosità, le ricchezze possedute – solo con un’attenzione oltre le proprie mura di casa è possibile vivere ed appartenere alla comunità
Il chicco di grano è uno dei simboli più presenti e pregnanti nella storia delle religioni e delle società. Esso richiama il ciclo della vita, la fertilità della terra ed il cibo, in quanto elemento base per la produzione alimentare. Per queste sue caratteristiche è stato utilizzato iconograficamente in vari culti pre-cristiani di matrice agro-pastorale ((Cfr. J.Chevalier e A.Gheerbrant, Dizionario dei simboli, BUR, Milano, 2008, voce “grano“)) e, non a caso, si ritrova anche all’interno della Bibbia, nel Nuovo Testamento. Il Vangelo di Giovanni, infatti, al Cap. XII, 24-25, propone a riguardo le seguenti parole: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna».
Il passo neo-testamentario introduce il lettore al tema della sequela di Cristo ed, in particolare, all’azione di donare. A tale proposito nel dizionario Devoto-Oli ((Cfr. G.Devoto e G.C.Oli, Il dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze, 1990)) è reperibile al lemma “Donare” il seguente significato ordinario: “dare con assoluta spontaneità, liberalità, disinteresse; rifl. attendere con amore e con impegno a qualcosa, dedicarsi“. L’azione indicata dal citato verbo si sostanzia nel passaggio di proprietà di un bene da un soggetto ad un altro senza una compensazione necessariamente diretta di natura commerciale.
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Un modo un po’ diverso, ma attivo, interessante, di prepararsi alla festa di Pasqua?
Sabato 6 marzo, alle ore 21, è stata inaugurata la Mostra fotografica Feminas, Piemonte fiorito. I fiori dell’inverno, allestita nei saloni della Biblioteca del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella.
Partecipata serata di festa, densa di significati, Sabato 6 Marzo scorso presso i locali di Su Nuraghe. La Festa della Donna 2010 è stata una di quelle tipiche occasioni attraverso le quali la comunità dei Sardi di Biella ha avuto modo di mettere in atto tutte quelle potenzialità insite nella propria natura e nel copioso numero dei propri membri ed affiliati. Una comunità dinamica, in continua evoluzione, ma sempre ancorata ai cardini del luogo di vita quotidiana e di lavoro, il Piemonte, ed al territorio di origine, la Sardegna, entrambe culle di cultura e di originalità che sommate moltiplicano la possibilità di condividere. Condivisione, infatti, è probabilmente la parola più idonea per descrivere il filo conduttore che guida le attività degli ultimi tempi del Circolo: un concetto che indica il non tenere solo per sé quanto si possiede, ma che comporta un dare, un donare, un mettere a disposizione degli altri, con generosità, quelle ricchezze possedute, anche perché solo con un’attenzione oltre le proprie mura di casa è possibile realmente vivere ed appartenere alla grande comunità di vita del territorio.
Durante la Santa Messa concelebrata nella basilica antica, alle ore 16,30 dal Canonico Don Michele Berchi, Rettore del Santuario e da Don Ferdinando Gallu, Cappellano di Su Nuraghe, verranno cantate lodi mariane in sardo, la lingua di Sant’Eusebio. Al termine del culto divino, davanti al sacello eusebiano verranno intonati i Gosos de Nostra Segnora de Oropa, composti per le celebrazioni del 1750° anniversario della nomina di Sant’Eusebio sulla cattedra di Vercelli, indette dall’allora Arcivescovo di Vercelli, il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, Camerlengo di Santa Romana Chiesa.