VIGLIANO BIELLESE – Dopo due battute d’arresto consecutive, la compagine del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella ha ritrovato smalto e convinzione, liquidando con un netto 6-1 il Portula Calcio nella quinta giornata del campionato provinciale di calcio a 7. L’incontro, disputato lunedì 3 novembre al Centro Sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese sotto la direzione arbitrale di Marco Peis, ha rilanciato le ambizioni della squadra guidata da Pietro Pitarresi nel torneo organizzato da R.C.B. (Ricreativo Calcio Biella) e A.S.C. (Attività Sportive Confederate), ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI e presieduto da Pino Lopez.
Novembre 2025, una parola sarda al mese: “L” come “LÁDINU”
Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
LÁDINU in sardo logudorese è un aggettivo significante ‘facile’. Si trova anche come avverbio e significa ‘facilmente’: berbèghe ládina ‘pecora facile da mungere’, meda ládinu ‘molto facile’, faeḍḍáre ládinu ‘parlare chiaramente’.
Manco a dirlo, i filologi romanzi, tutti i linguisti agganciano questo termine direttamente alla lingua… latina, quasi che tale lingua fosse il toccasana di ogni loro problema, quasi che la lingua latina impersonasse la facilitazione, il passepartout di ogni ricerca. Peraltro l’ostinazione insensata con la quale ogni Università sarda, italiana, europea persiste a credere e insegnare che la lingua sarda abbia esclusiva origine dal latino, opera una clamorosa omissione ed impianta una fosca metodologia di ricerca, entro la quale alla lingua sarda è consentito confrontarsi primamente col latino e – se del caso – anche con la lingue greca, tagliando fuori le potenti tradizioni linguistiche mediterranee che han reso grande, completa e autonoma l’intera parlata del Mare Nostrummillenni prima di Roma.
Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Novembre 2025, «A» come «ADIEU»
Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella – ADIEU è parola che accompagna l’undicesimo mese dell’anno come si ritrova nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi
Adieu / adìo / adiù inter. e s.m. ▪ addio || adieu bon temp = finita la pacchia, addio, d’ora in poi saremo nell’incertezza e nelle difficoltà [dije pura adìo a tut sossì] || dé l’adìo al mond = accommiatarsi da tutto e da tutti || Continua a leggere →
IV Novembre, fiori per i Caduti: commemorazione al Nuraghe Chervu che si rinnova
Il 4 novembre rappresenta una data di profondo significato per l’Italia: la giornata dedicata alla celebrazione delle Forze Armate e della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. All’ingresso della città di Biella sorge il Nuraghe Chervu, imponente opera realizzata con blocchi di pietra biellese estratti dalle cave di Curino, monumento che da oltre un decennio costituisce il cuore di una commossa tradizione.
Edificato nel 2008, il memoriale commemora inizialmente i soldati sardi e piemontesi caduti nel primo conflitto mondiale, rendendo omaggio in particolare alla leggendaria Brigata “Sassari”, quella formazione militare i cui componenti venivano temuti dalle truppe Austro-ungariche per il loro straordinario valore in combattimento, riconoscibili dalle caratteristiche mostrine bianche e rosse.
Un sardo del Biellese: addio a Gian Franco Corda
È mancato a Biella, all’età di 61 anni, Gian Franco Corda, originario di San Vito, nel Sarrabus cagliaritano. La sua storia è quella di tanti Sardi che hanno cercato fortuna nel Nord Italia: nel 1967, quando aveva appena quattro anni, lasciò la sua terra insieme ai genitori, Virginia Cireddu e Luigi, giungendo a Massazza, primo approdo della famiglia in Continente, per poi stabilirsi definitivamente a Benna, dove avrebbe trascorso l’intera esistenza, completando gli studi e costruendo il proprio futuro.
Fin da giovane, abbracciò con dedizione il mestiere di carrozziere, conquistandosi la stima e l’affetto di quanti ebbero modo di conoscerlo, tanto nell’ambito professionale quanto in quello personale.
Aveva lasciato da poco il lavoro, godendo di una pensione meritatissima dopo una vita di sacrifici. Negli ultimi anni si era nuovamente trasferito a Massazza, ritornando in quel luogo che aveva accolto i suoi primi passi sul suolo piemontese.
