Anno senza feste. “Ferida”, poesia di Tore Spanu per Su Nuraghe

Pozzomaggiore, festa di san Costantino

Prossimo appuntamento martedì, 28 luglio, ore 21:00 – videoconferenza con La Plata (Argentina) su piattaforma Zoom.

Curata in Italiano da Roberto Perinu e Battista Saiu, su indicazione dell’autore, la poesia “Ferida/Ferita” di Tore Spanu di Pozzomaggiore viene tradotta in Piemontese letterario, nella trasposizione dij Brandé, a cura di Sergi Girardin, di Caraglio (Cuneo), resa in Castigliano da Matteo Rebuffa, di Candelo (Biella). Una nuova composizione per il Laboratorio Linguistico, “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, organizzato dal Circolo Culturale Sardo di Biella in collaborazione con il Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina), per imparare a leggere e scrivere in lingua materna.Continua a leggere →

Al Museo delle Migrazioni di Pettinengo, storie di donne sole che partono

Pettinengo, Museo delle Migrazioni

Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo – via Fiume, 12, visitabile tutte le domeniche dalle ore 14:30 alle ore 18:30 – Info e prenotazione: Idillio, 3343452685 – Ingresso libero.

Il Biellese è un territorio interessato da traiettorie migratorie, tanto in entrata quanto in uscita, piuttosto consistenti e spesso tra loro intessute. Per raccontare parte di tali percorsi, all’interno del Museo di Pettinengo è presente una sala dedicata alle migrazioni provenienti dal Veneto – la cui comunità rappresenta quella più numerosa a Biella e dintorni – predisposta secondo una prospettiva di genere.Continua a leggere →

Da Terralba a Biella per ricordare i soldati caduti in guerra

il sindaco di Terralba, Sandro Pili posa con la stele inviata a Biella

Il Comune aderisce all’iniziativa del circolo sardo in Piemonte

Anche il Comune di Terralba ha aderito all’iniziativa promossa Circolo Culturale Sardo di Biella e dallo stesso Comune di Biella che intende ricordare i caduti sardi durante la prima guerra mondiale, attraverso la realizzazione di un percorso lastricato, realizzato con le pietre inviate dalle amministrazioni comunali di tutti i Comuni italiani che aderiscono all’iniziativa.
La pietra in basalto consegnata dal Comune di Terralba (Oristano) a “Su Nuraghe”, con inciso il nome del Comune e il numero dei Caduti, è parte, insieme a tante le altre del latricato che forma l’area monumentale “Nuraghe Chervu”.Continua a leggere →

Laboratorio linguistico di Su Nuraghe tra poesia e preghiera

Prossimo appuntamento martedì, 28 luglio, ore 21:00 – videoconferenza con La Plata (Argentina) su piattaforma Zoom.

Viola tricolor L“Ave Maria” è il titolo della nuova poesie di Nicola Loi di Ortueri (Nuoro), inserita tra i testi del prossimo appuntamento del Lavoratorio Linguistico, “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, organizzato dal Circolo Culturale Sardo di Biella in collaborazione con il Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina), per imparare a leggere e scrivere in lingua materna.
Ispirati dall’attualità del presente, i versi che compongono la lirica diventano preghiera di invocazione a Maria per liberarci dal flagello sociale e sanitario che sta mettendo a dura prova i corpi, lo spirito e le stesse regole che governano l’umanità.
“Faghe derettu custa caridade”, si chiede alla Mamma celeste: “fai presto questa carità”, tu “chi in sos chelos ses intercessora”, “che nei cieli sei intercessora”, dando una mano “ a sos afligidos”, agli afflitti “chi dae sa pesta che sunt istadidos”, che dalla peste sono stati colpiti, aspettando fiduciosi “cust’azudu”, questo aiuto.Continua a leggere →

Caddarina sarda e “Catlina” biellese, una storia comune

Graglia, vita d'artista

“Caddarina”, nella variante della lingua sarda che si parla nel Sassarese, indica la mantide religiosa, ed è “pitzinna drappéra”, giovane sartina. Anche nella tradizione piemontese le “Caterine, o Caterinette”, sono le giovani migranti apprendiste sarte. Caterina “custin-e sëche” è la morte che si avvicina con la falce, la “ranza”, a livellare tutti i Cristiani. “A l’è pasaie la Catlin-a” si dice ancora oggi in Piemonte quando si avverte un brivido che non preannuncia niente di buono. Catlin-a è la vecchia, la véggia delle tradizioni popolari di molte valli piemontesi che, giunta alle soglie dell’esistenza terrena, sotto forma di fantoccio, viene bruciata nei falò del Carnevale o della festività di San Giovanni il 24 giugno, che corrisponde grosso modo al solstizio d’estate. Lo sposo di Catlin-a, ‘l Gipin, ha una sorta di alter ego nel gozzuto Giupin bergamasco dal costume verde bordato di rosso (mentre la maschera biellese ha i colori invertiti: abito rosso e bordi verdi) e rappresenta da sempre il carattere ostinato e cocciuto del montanaro refrattario ad ogni conversione.Continua a leggere →