
Continuano ad affluire a Biella le “pietre della memoria” destinate al monumento ai caduti della Grande Guerra, a Nuraghe Chervu
Sono pietre di riuso, materiale recuperato dal rifacimento di vecchie pavimentazioni, lastre accantonate nei magazzini comunali, abbandonate magari da decenni. Alcune hanno una loro storia, sempre legata al territorio di origine, che le rende speciali. Altre sono state intagliate e fatte incidere appositamente per l’occasione. Hanno le forme più varie – anche se la richiesta formulata dal Comune di Biella specifica che dovrebbero avere «dimensioni massime di 30 x 40 centimetri, spessore 5-8 centimetri». Tutte recano scolpito sulla facciata calpestabile il nome del Comune di provenienza e il numero dei suoi Caduti durante la Prima guerra mondiale. E stanno continuando ad affluire a Biella da tutte le parti d’Italia per completare il già vasto lastricato a opus incertum, che attualmente conta oltre 250 pietre, inaugurato il 17 marzo 2019 nell’area monumentale di Nuraghe Chervu di corso Lago Maggiore, alle porte della città.Continua a leggere →



Illustrato da preziosi capilettera tratti dal Missale Magnum Festivum Domini Georgii Challandi, codice miniato del XV secolo, conservato ad Aosta, inizia un nuovo percorso del Laboratorio linguistico di storia e cultura sarda e piemontese per imparare a leggere e scrivere nella lingua della terra di accoglienza – Ën laboratòri lenghìstich ampivotà an sla stòria e an sla cultura sardagneula e piemontèisa pr’ëmprende a lese e a scrive ant la lenga parlà ant la tèra d’acheuj – Le parole piemontesi sono un omaggio dei Sardi dell’altrove – Ëd paròle piemontèise omagià daj Sardagneuj fòra ’d finagi – Sono quelle adoperate in contesto poetico nella trasposizione letteraria dij Brandé a cura di Sergio Maria Gilardino. A la bon-a deuvrà ant un contest poétich conform a la tradission ëd “La bela scòla dij Brandé”, sërnùe e cudije da Sergi Girardin (Sergio Maria Gilardino) – La lettera “A” inizia con la parola “Anandié” – La litra “A” cmè ch’i la trovoma al dësbut ëd la paròla “Anandié”.