Sei quartine di endecasillabi a rima alternata, di Tommaso Corongiu. Testi contemporanei per il laboratorio linguistico di Su Nuraghe – prossimo appuntamento: martedì, 28 aprile, ore 21:00.
In tutte le società, il passaggio dalla quotidianità all’eccezionalità – come è il momento della festa -, oltre che da cibo e vestiti è caratterizzato dall’uso della lingua, diversa, a seconda delle occasioni.
La lingua si modula in forma bene augurale, attingendo al vasto bagaglio formulaico della tradizione.
Nella singolarità del presente, il linguaggio della poesia riemerge nella gente di Sardegna, erede di quel mondo che ha generato poeti, filosofi e antichi cantori.
Questa poesia, di sei quartine di endecasillabi a rima alternata, opera di Tommaso Corongiu di Atzara (Nuoro), è nata quasi di getto, spiega l’Autore, favorita forse dalla situazione del momento. “Alcune volte amo mettere per iscritto le sensazioni che provo in vari momenti e in particolari situazioni per condividerle con gli amici. In questo momento catastrofico – continua il poeta – ho voluto comunicare il mio pensiero attraverso versi che parlano della calamità che ci è piovuta improvvisamente tra capo e collo, ben evidente già nel titolo del componimento”.Continua a leggere →

Sardegna, terra di poeti, luogo incantato capace, come la poesia, di far rivivere un’emozione, frutto della libera attività creatrice dell’uomo, dà voce ai sentimenti. Nel tempo presente, rivoli di poeti alimentano il grande fiume della poesia sarda, eredi di una storia ultramillenaria, testimoniata dal permanere di gare poetiche disputate “a bolu”, da poeti improvvisatori chiamati a sfidarsi sul palco delle feste di paese. Da questo antico ceppo nasce la poesia composta a tavolino che – arricchendo l’archivio di Su Nuraghe – diventa sussidio didattico del laboratorio linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. Alcune vengono tradotte anche nel piemontese letterario dij Brandé, in castigliano e in italiano.

Ai tempi di coronavirus, il laboratorio linguistico di Su Nuraghe continua in collegamento Skype con il Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina), superando mari e oceani attraverso l’uso della lingua materna nella poesia, tra storia, cultura e cronaca del tempo presente – fatti del giorno, “de die in die” nei versi di Tore Spanu – testi in “Limba” per imparare a leggere e scrivere in sardo e in piemontese, anche per chi non è o non parla sardo o piemontese, ma conosce ed usa la lingua materna anche diversa dal sardo o dal piemontese – traduzione in piemontese letterario nella versione dij Brandé, a cura di Sergi Girardin, di Caraglio (Cuneo), in lingua italiana, curata da Roberto Perinu, Biella – traduzione in castigliano resa da Matteo Rebuffa, Candelo (Biella) – testo di presentazione e poesia “Si solu restamos in domo” sono di Tore Spanu, di Pozzomaggiore (Sassari) – coordina Biagio Picciau.