
Nel tempo presente, la poesia continua a parlare una verità dell’uomo e del mondo, derivante dalla sua naturale funzione morale connessa con l’essere nella storia. A volte scandalosa, perché non allineata con i potenti di turno: libera appunto perché poesia.
Al pari delle sentenze sapienziali, la poesia assume il ruolo di comunicazione sociale e di impegno civile. Questo vale, soprattutto oggi, per la poesia sarda che, nella sua millenaria storia, ha subito il bavaglio durante la dittatura che ha segnato il Novecento italiano, con le gare poetiche censurate sul palco e vietate sulle pubbliche piazze.
Elementi di libertà ben presenti nel sonetto “Santa Sede”, che Tore Spanu di Pozzomaggiore ha composto per il Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, per imparare a leggere e scrivere in lingua materna contemporanea.Continua a leggere →



Tra i termini poetici più frequenti nelle liriche de la bela scòla dij Brandé (1927) troviamo la parola “obada”. Il verso è tratto da una poesia di Tavo Burat, biellese, indubbiamente il più grande cultore del lessico ancestrale, studioso di testi piemontesi antichi e strenuo difensore del piemontese come lingua di poesia e di vita.
La Città di Alessandria, per voce del suo Sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco, aderisce al progetto per il completamento del monumento commemorativo dei Caduti della Prima guerra mondiale in corso di realizzazione presso l’area del Nuraghe Chervu di corso Lago Maggiore, alle porte di Biella.