
Alle porte di Biella, a Sud della città, esiste una realtà che forse non tutti conoscono: eppure è come un piccolo paese in cui vivono circa 300 anime, circondato da un muro di mattoni, con la sua piazza e la sua Chiesa: è la Piccola Casa della Divina Provvidenza, fondata a Torino da S. Giuseppe Cottolengo, uno dei santi “sociali” dell’Ottocento piemontese, per prendersi cura dei più deboli e soli.
Uno stuolo di suore e di laici, intorno ai quali ruota un vasto mondo di volontari, offre agli ospiti cure, servizi e tanto, tanto amore. Molti sono i modi per sostenere questa straordinaria realtà e tra questi un posto importante occupa anche la preghiera. Così, per pregare con le Suore e gli Ospiti, un gruppo di soci di Su Nuraghe si è recato domenica 17 maggio, nel pomeriggio, nella bella Chiesa al centro della Piccola Casa, e lì hanno cantato il S. Rosario in limba, secondo l’antica tradizione sarda. Ai presenti è stato distribuito un foglio di navata, attraverso il quale hanno potuto seguire i testi in lingua sarda e unirsi al canto. Dopo il canto del Deus ti salvet Reina (Salve Regina), la preghiera si è conclusa con i Gosos, le Lodi alla Madonna d’Oropa, Madre comune di Sardi e Biellesi. Il Rettore, don Elio Mo, di Torino e la Superiora, suor Maria Assunta Serra, di Musei (Cagliari), hanno poi invitato il gruppo a tornare, per ripetere la bella esperienza. Ovviamente, l’invito a entrare nella Chiesa a recitare una preghiera per quanti soffrono e per chi li cura ed accudisce è rivolto a tutti!
Agostina Becchia

Nelle scorse settimane, il direttore della Casa Circondariale di Biella, dott. Antonella Giordano e il comandante dott. Mirko Trinchero hanno incontrato il prof. Battista Saiu per consegnargli, a nome della Polizia Penitenziaria, una targa “con sincero affetto e profonda stima”, per la vicinanza dimostrata dal Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella.
Sabato sera si è svolta nelle sale del Circolo Culturale Sardo la serata con proiezione dedicata agli uccelli. A condurla l’ornitologo biellese, nonché socio di Su Nuraghe, Lucio Bordignon. Con lui, Franco Lorenzini, novarese, autore delle straordinarie immagini che corredano “Su Calendariu 2015” in distribuzione al Circolo. Stupefatti i convenuti per le straordinarie fotografie che scorrevano sul grande schermo: scene di falchi con la preda nelle zampe, nidi e uova, giovani pulli nutriti dai genitori, uccelli rari. Insieme a Lorenzini altri fotografi naturalisti: Daniele Stucchi, novarese e Gigi Bavelloni, biellese. Bordignon ha fatto partecipare tutti quanti nell’identificazione delle specie, cercando di coinvolgere l’uditorio per evocare ricordi e conoscenze: ne è nato una partecipazione interattiva, molto famigliare e coinvolgente.
Tra le diverse iniziative proposte dal Circolo Su Nuraghe per mese di maggio, il ricordo del 100° Anniversario della Prima Guerra Mondiale; inaugurazione della mostra: “Gli emigrati italiani e la Grande Guerra” – sabato 23 maggio, alle ore 21, al Circolo – con la presentazione di documenti, alcuni inediti, della partecipazione di Sardi e Biellesi emigrati in Francia, a combattere nella “Legione Garibaldina”. L’iniziativa biellese è accreditata quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, patrocinata anche dalla Prefettura di Biella, Ufficio Territoriale del Governo. Dopo Biella, la mostra verrà trasferita a La Maddalena, Cagliari, Nuoro e presso i Circoli sardi aderenti alla FASI, la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia.
Da pochi giorni, un nuovo quadro troneggia nell’ingresso dell’accogliente sede del Circolo Culturale Sardo di Biella. Si tratta dell’elenco dei nomi degli oltre mille soci dell’Associazione, aggiornato al 31 dicembre 2014, scritti a mano, in carattere inglese corsivo. L’opera è stata realizzata da Roberto Cestarioli da Cagliari nei colori rosso e blu, diffusissimi nell’araldica civica di molti dei 377 Comuni dell’Isola, identificativi di diverse formazioni sportive, antiche confraternite e associazioni religiose, che rimandano ai colori della porpora, dell’ossido e del solfato di rame e, successivamente, all’indaco, pigmentazioni che hanno segnato la storia economica, commerciale, culturale e colturale dell’Isola e del Mediterraneo.